Come
inizia l’Avvento a Betlemme
Rev.
Dr. Mitri Raheb
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| Rev. Dr. Mitri Raheb |
E’ domenica mattina, la
prima di Avvento. Le strade di Betlemme sono deserte, il che non è normale in
questo giorno e in questa occasione. Uno strano silenzio avvolge la zona. E’ un
silenzio che manda grida al cielo. Il silenzio talvolta è rotto dal rumore di
due carri armati israeliani che vagano per le strade annunciando il coprifuoco.
Mamnou’ attajawul. “Spostarsi é proibito ... uscire di casa é proibito...” -in
altre parole- “Siete prigionieri. State dove siete altrimenti violerete le sacre
regole militari ... e sarete messi in prigione”.
Scivolai fuori per suonare, alle 10 del mattino, le campane della Chiesa
Luterana del Natale.
Per me è stato un atto di resistenza nonviolenta. Non gli permetteremo di
negarci anche il suono delle campane che chiamano al culto.
Alle 10.30 la pastora Sandra Olewine e io stesso raggiungemmo assieme l’entrata
della chiesa per il culto. Indossavamo le nostre stole viola, sebbene non
fossimo certi che qualcuno sarebbe riuscito a raggiungere la chiesa in questa
domenica.
Alle 10.30 suonammo le campane mentre le prime sette persone stavano già
entrando nel tempio. Uno dei giovani mi chiese se fosse il primo giorno
d’Avvento, poiché non ne vedeva la corona.
Ha ragione. Noi non possiamo raccogliere i rami di pino per intrecciare la
corona, poiché Betlemme è sotto assedio da dieci giorni. Ma anche sotto assedio
e nonostante la mancanza della corona, noi volevamo celebrare la venuta del
Signore.
Fummo costretti a rinunciare anche al suono dell’organo. Il nostro organista non
poteva raggiungerci. Vive troppo lontano dalla chiesa.
Ma alle 10.40, nonostante tutto, 27 persone stavano entrando in chiesa. Non
potevo credere ai miei occhi. Sapevo quanto pericoloso sia trovarsi in strada.
Ma 27 membri di chiesa, bambini, giovani e adulti venivano a celebrare il primo
giorno d’Avvento perché volevano “obbedire più a Dio che agli uomini”.
Appena entrati lessi le parole di S. Paolo proposte per la prima domenica
d’Avvento: “La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le
opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce” . Di quanto stimolo e
conforto ci furono queste parole! Di stimolo perché la “notte” di 35 anni
d’occupazione è molto lunga e sembra senza fine. Sembra di essere ancora a metà
della notte, nel mezzo di un lungo e oscuro tunnel senza luce alla fine. Il
giorno della libertà e della vita dignitosa sembra lontano e non alla nostra
portata.
Come possiamo spiegare ancora l’arroganza dell’occupazione israeliana, che ha
rioccupato Betlemme poco prima dell’Avvento e del periodo natalizio, dimostrando
che essi non si curano dell’intero mondo cristiano?
Se lo vogliono possono distruggere la “piccola città di Betlemme”. E’ troppo
piccola di fronte alla forza dei loro carri armati. Ciò nonostante ci conforta
il buon annuncio nelle parole di S. Paolo: la notte ha perso il suo potere.
Il Vangelo ci chiama e ci dà forza nel cacciare le opere delle tenebre e
dell’occupazione.
La luce della giustizia è più forte del potere della forza. La presenza dei
fedeli, nonostante il coprifuoco, ne è stata la miglior manifestazione.
La prima candela accesa nella Chiesa Luterana del Natale nel primo giorno
d’Avvento è una manifestazione della luce della giustizia. Essa comincia
piccola, all’inizio una candela, poi ne seguirà una seconda e così via.
Ciò che ci conforta è che ci sono tanti amici nel mondo intero che accendono
candele pensando a noi e ci consentono di continuare a diffondere luce in un
contesto di tenebre, disperazione e assenza di speranza. Così quando voi
accendete la seconda candela d’Avvento, pensate per favore al potere della luce
che si diffonde ovunque nel mondo, una luce che infine caccerà via le opere
delle tenebre e dell’occupazione, preparando l’arrivo del Principe della pace e
della Sorgente della Speranza.